La nuova democrazia post-moderna e l’attualità di Giorgio Gaber
Le signorie economiche e culturali, italiane ed internazionali, vorrebbero Super Mario al Quirinale e il Ministro Franco a Palazzo Chigi prescindendo da quella vecchia questione del voto e del consenso
Il voto degli italiani? Più che altro un fastidio. La sovranità appartiene al popolo? Sì, ma non subito.
I segnali in questa direzione sono tanti e ogni giorno che passa più pressanti. Insomma il metodo Monti spinto al massimo con Draghi che, per carità, ha ben altre qualità e competenze.
L’Opposizione? Può continuare a fare il suo mestiere purché non disturbi il manovratore e non pretenda di candidarsi a governare il Paese. Semplicemente non può. È illegittima e perfino pericolosa.
La grande stampa tace. Anzi acconsente. I Sindacati non organizzano manifestazioni antifasciste contro questo scippo della libertà da parte di forze che in modo accattivante, perciò più pericoloso, tentano di imporre la propria visione e commissariare la politica.
Ritornano allora in mente le parole di Giorgio Gaber nel suo celebre monologo sulla democrazia inerito nell’album del 1998 Un’idiozia costata fatica. Egli spiegava:
Dopo anni di riflessione
sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi, sono arrivato
alla conclusione che la democrazia è il sistema, più democratico che ci sia.
Dunque c’è, la democrazia, la dittatura, e basta. Solo due. Credevo di più. La
dittatura in Italia c’è stata, e chi l’ha vista sa cos’è, gli altri si devono
accontentare di aver visto solo la democrazia.Comunque diciamo, come si fa
oggi, a non essere democratici? Sul vocabolario c’è scritto che
democrazia, è parola che deriva dal greco, e significa “potere al popolo”.
L’espressione è poetica e suggestiva. Ma in che senso potere al popolo? Come si
fa? Questo sul vocabolario non c’è scritto. Però si sa che dal 1945, dopo il
famoso ventennio, il popolo italiano ha acquistato finalmente il diritto al
voto. È nata così la famosa democrazia rappresentativa, che dopo alcune geniali
modifiche, fa sì che tu deleghi un partito, che sceglie una coalizione, che
sceglie un candidato, che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti
per cinque anni. E che se lo incontri, ti dice giustamente: “Lei non sa
chi sono io”. Questo è il potere del popolo. Ma non è solo questo. Ci sono
delle forme ancora più partecipative. Il referendum per esempio, è una pratica
di democrazia diretta, non tanto pratica, attraverso la quale tutti possono
esprimere il loro parere su tutto. Solo che se mia nonna deve decidere sulla
“variante di valico Barberino Roncobilaccio”, ha effettivamente qualche
difficoltà. Anche perché è di Venezia. Per fortuna deve dire solo sì se vuol
dire no, e no se vuol dire sì.
In ogni caso ha il 50% di probabilità di azzeccarla. Ma il referendum ha più
che altro un valore folcloristico simbolico. Perché dopo avere discusso a lungo
sul significato politico dei risultati, tutto resta come prima, e chi se ne
frega.
Un’altra caratteristica fondamentale della democrazia, è che si basa sul gioco
delle maggioranze e delle minoranze. Se dalle urne viene fuori il 51 vinci, se
viene fuori il 49 perdi. Ecco, dipende tutto dai numeri. Come al gioco del
lotto, con la differenza che al gioco del lotto il popolo qualche volta vince,
in democrazia mai. No adesso che c’entra, adesso è tutto diverso, eh è
chiaro, è successo un mezzo terremoto, le formazioni politiche hanno nomi e
leader diversi. Bè adesso non c’è più il 50% a destra e il 50% a sinistra. C’è
il 50% al centrodestra e il 50% al centrosinistra. Oppure, il 50 virgola
talmente poco, che basta che a uno gli venga la diarrea che cade il governo. La
democrazia si basa sul consenso del popolo. Quello del popolo è stato sempre un
grosso problema per chi governa. Se ti dà il suo consenso vuol dire che ha
capito, che è consapevole e anche che è intelligente.
Altrimenti è scemo. Non c’è niente da fare, sembra proprio che gli italiani non vogliano essere governati, non si fidano. Hanno paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di destra. La dittatura di centro invece? Quella gli va bene. Auguri auguri auguri.

