Il principio di sussidiarietà: molto più di una definizione giuridica

Il principio di sussidiarietà: molto più di una definizione giuridica

La lezione di Don Lorenzo Milani: occorre avere il coraggio di dire ai giovani che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.

La citazione di Don Milani racchiude intuitivamente la rilevanza del principio di sussidiarietà: per sviluppare la persona umana bisogna favorire e rispettare la sua libertà e autonomia.

Oggi viviamo una fase particolarmente confusa e insicura. La Pandemia, da cui facciamo fatica a uscire, ha aggravato una crisi sociale ed economica già latente in un mondo sempre più connesso e globale.

I tumultuosi cambiamenti tecnologici influenzano e trasformano in profondità i rapporti sociali, le comunità e lo stesso modo di pensare delle persone.

L’innovazione tecnologica ha agevolato lo sviluppo e la diffusione di un liberismo finanziario selvaggio a discapito dell’economia reale.

Per questa via sono aumentate le disuguaglianze e nello stesso tempo le politiche di rigore economico hanno ridotto il potere di acquisto delle classi medie.

La stessa struttura della società è implosa: quelli che erano i luoghi naturali costituiti dalle comunità intermedie come le associazioni, le cooperative, le fondazioni, nei quali era possibile sostenersi reciprocamente, elaborare nuove idee, dare risposte ai bisogni, appaiono in crisi profonda.

La loro crisi accentua un malessere più generale ormai molto diffuso: la tendenza a indebolire i legami sociali, il disinteresse per la cosa pubblica, il diffondersi di una condizione umana caratterizzata da solitudine, smarrimento, sfiducia.

L’illusione più grande, con la perdita di vigore dei corpi intermedi, è stata quella secondo cui il rapporto “diretto” dei cittadini con le istituzioni avrebbe significato più libertà, modernità, emancipazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: solo macerie.

Come ha affermato Jeremy Rifkin: “Nessuna società è mai riuscita a creare prima un mercato o uno stato e poi una comunità”.

Solo in presenza di una comunità solida e fondata sulla solidarietà e sulla responsabilità possono svilupparsi, rafforzarsi e operare lo Stato e il Mercato.

Il grande valore della cultura sussidiaria consiste precisamente in questo. Le comunità intermedie sono il fondamento della democrazia e la loro affermazione non svilisce il ruolo dello Stato. Al contrario significa affermare la necessità di un sistema di regole chiare e un’Amministrazione pubblica più forte ed efficiente.

L’unica condizione richiesta è una limitazione al potere coercitivo dello Stato e alla sua indebita e talvolta asfissiante invadenza nella vita delle persone, dei gruppi sociali, delle imprese.

La dignità delle persone, in quanto cittadini e non sudditi, non può essere relegata al solo momento del voto. La cultura sussidiaria ha a cuore la persona e i suoi bisogni. Come sottolineava alcuni anni fa una nota Associazione di rappresentanza abbiamo bisogno, oggi più che mai, di “Più società e meno Stato”.

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Eli

Eli

“Guerriero non per scelta ma per necessità. La necessità di difendere ferocemente l’amore per la libertà, la cultura occidentale e i suoi valori, il cittadino contro lo Stato e la sottomissione delle coscienze al pensiero unico. Meglio un giudizio sbagliato che un giudizio imposto o negato. A partire dalle nostre tradizioni e perché la memoria non dovrà mai essere smarrita. Senza conoscere il passato non c’è presente e non c’è futuro”.