La svendita del crocifisso in aula
“Una sentenza della Corte di Cassazione mette ai voti la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche”
Venghino Signori, venghino. Qui abbiamo il tre per due: tre simboli religiosi al posto di due. L’Occidente continua a perdere. Continua a svendere la sua cultura, le sue radici, la sua identità di popolo. E’ questo innanzitutto ciò che rappresenta il crocifisso appeso ai muri.
Sostanza che non sembra essere ben chiara ai giudici della Cassazione che si è pronunciata su istanza di un docente di un istituto professionale che alle sue lezioni non sopportava il crocifisso in aula.

Nella sentenza la Corte mentre da un lato riconosce il significato della presenza del crocifisso quale simbolo di “un’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo”, subito dopo mette ai voti la decisione di esporlo oppure no, rimandando alla comunità scolastica il compito di decidere magari “accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe”. Come se fossimo al mercato.
Tutto all’insegna di un buonismo all’italiana sempre pronto a sbracarsi quando si tratta di abdicare ai principi su cui si regge la nostra civiltà e la nostra comunità nazionale. Parole che non sono astratte, ma che si traducono nella carne, nei muscoli, nel sangue delle persone che ogni giorno escono di casa per lavorare, studiare, produrre e che costituiscono il tessuto connettivo del nostro essere popolo.
E allora può essere utile ricordare a chi ha la memoria corta che tutta la nostra storia e la nostra identità è pervasa di cristianesimo. Tutto fiorisce dalla pianta cristiana: arte, letteratura, storia, filosofia, musica, scienza.
Dalla storia cristiana nascono gli ospedali e le università La stessa cultura laica dello Stato e l’idea di democrazia trovano il loro fondamento nel concetto di persona umana espresso da Gesù.
Nel volume “Storia dell’idea di Europa” Federico Chabod, intellettuale laico, affermava: “Non possiamo non essere cristiani anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare… anche i cosiddetti liberi pensatori, anche gli anticlericali non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo”.
Natalia Ginzburg, scrittrice ebrea, scrisse un articolo sull’Unità in difesa del crocifisso nelle aule. Il titolo era “Non togliete quel crocifisso” e in esso la Ginzburg affermava: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Il crocifisso è simbolo del dolore umano. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo”.

