Criticato aspramente il film antiaborto Unplanned
Il film in uscita nelle sale italiane il 28 settembre è stato censurato: eppure il pubblico vuole vederlo
Il film Unplanned (non pianificato) è la storia vera di Abby Johnson, americana direttrice di una famosa clinica che mette a disposizione delle donne tutti gli strumenti per abortire.
Abby svolge il suo lavoro in modo impeccabile ma rimane letteralmente sconvolta quando assiste di persona a un aborto.
Le sue convinzioni cambiano quando vede un feto di 13 settimane muoversi con forza quasi a respingere la forza dell’aspiratore che vuole strapparlo dall’utero della madre.
In quel preciso istante Abby decide di schierarsi dall’altra parte. Si dimette dal suo incarico e diventa una militante di 40 giorni per la vita iniziando la sua battaglia contro l’aborto, sostenendo le donne e convincendole che vale di più spendersi per la vita piuttosto che per la morte.
L’interruzione di gravidanza è mostrata in tutta la sua drammaticità. Dal lato del nascituro, considerato un semplice grumo di sangue, che invece si rivela una vita nel senso pieno del termine che testimonia la continuità dal concepimento alla nascita.
Dal lato della donna in stato interessante che vive sulla sua pelle la disperazione e i dubbi che feriscono la sua anima prima del gesto decisivo dell’assunzione della pillola abortiva.
La pellicola è un vero e proprio pugno nello stomaco all’ideologia abortista. Una denuncia convinta dell’”industria dell’aborto” che è nient’altro che una fabbrica di soldi e di morte.
Non è un caso che il film, per il suo messaggio antiabortista, è stato osteggiato pesantemente dalla stampa e dai media dei paesi anglosassoni (Google e Discovery hanno rifiutato persino di trasmetterne la pubblicità) e in Francia sono scese in campo addirittura due ministre per attaccarlo.
Anche in Italia non sono mancate le contestazioni: a Bologna, dove è stata proiettata l’anteprima, le organizzazioni pro-aborto hanno chiesto di annullare la proiezione perché il film sarebbe «lesivo della dignità delle donne e scientificamente infondato».
Verrebbe da rispondere con le parole di Abby che nel film definisce l’aborto come «l’uccisione di una vita innocente nel grembo della propria madre, luogo in cui un bambino dovrebbe essere maggiormente custodito».
Ma la risposta migliore è venuta dal pubblico che ha già decretato il successo del film che, costato 6 milioni di dollari, a oggi ne ha incassati oltre 21.
A dimostrazione che gli spettatori vogliono essere informati e che certi temi sensibili possono essere raccontati anche da un diverso punto di vista contro le ideologie che confondono le menti e tentano di impedire il desiderio di conoscenza delle persone.

