Il lupo perde il pelo ma non il vizio
Lo spauracchio del fascismo: il solito trucco di una sinistra in confusione
Renzo De Felice, tra i maggiori storici del fascismo a livello mondiale, circa trenta anni fa, con un articolo pubblicato su Panorama, si poneva una domanda: “Si può credere che l’Italia sia una democrazia a rischio?”. La risposta, da profondo studioso del fascismo, fu di una chiarezza che la dice tutta: “Non solo non ci credo, ma lo nego. Chi strilla al lupo al lupo per la democrazia lo fa strumentalmente per accusare l’avversario politico di essere antidemocratico e quindi non legittimato a governare. L’obiettivo è quello di spaventare il Paese per prendere voti che non si otterrebbero con argomenti politici”.
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che hanno origine nella furbesca operazione posta in essere da Palmiro Togliatti nei primi anni della Repubblica.
Il Partito Comunista era lontano anni luce dai valori liberali e democratici a causa della sua ideologia e per la mancanza di legami internazionali. Ciò poneva un problema di legittimazione.
Il colpo di genio di Togliatti fu quello di attribuire al fascismo l’etichetta di manifestazione reazionaria del capitalismo.
Si capisce bene che in questo modo il “pericolo fascista” si sarebbe potuto manifestare negli anni a venire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Dunque non un fatto storico circoscritto a un preciso periodo (il Ventennio), ma una minaccia che incombe sull’Italia perennemente.
E Togliatti dette anche le soluzioni: solo l’antifascismo militante, rappresentato naturalmente al meglio dal suo Partito, avrebbe potuto neutralizzare la minaccia fascista.
Gli eventi che si sono susseguiti nella storia del nostro Paese testimoniano che non si tratta di una ricostruzione fantasiosa.
Nel recente passato si pensi al 1994 e alla vittoria del centrodestra alle elezioni politiche e alla nomina di Berlusconi a Presidente del Consiglio.
Umberto Eco e Antonio Tabucchi promossero un documento, poi pubblicato sul quotidiano Le Monde, sottoscritto da 1500 intellettuali europei in cui si metteva in guardia “il popolo democratico” dal vigilare “contro un nuovo regime in Italia”.
Fino ai nostri giorni con le accuse rivolte agli esponenti del centrodestra Meloni e Salvini.
Ancora una volta, secondo un sistema ben collaudato, la sinistra avvelena i pozzi inquinando il libero confronto delle idee e la stessa vita democratica, pretendendo di rilasciare patenti di moralità, seppellendo le proprie magagne (al riguardo leggere il documentato libro “La morale sinistra” di F. Totolo, Altoforte).
I vizi storici della sinistra rimangono gli stessi: una mancanza d’idee e di proposta politica mascherata da un insopportabile, presunta superiorità etica.
La mancanza di una profonda e reale revisione critica del proprio passato ripropone sulla scena i figli del totalitarismo sovietico nemici della vita democratica.

