“ISCHIA NELLA TRADIZIONE GRECA E LATINA” DAL TESTO DEL PROF. RAFFAELE CASTAGNA
Dell’812 è una lettera del papa Leone III all’imperatore Carlo Magno con cui gli comunica le incursioni fatte dai Mauri e le gravi sofferenze patite dalle popolazioni nelle isole di Lampedusa, Ponza e Ischia, per la quale ultima si ha l’espressione di Iscla maior. «Il toponimo Insula (o Iscla) maior ricorda il distacco dall’Isola minore, a seguito di un assestamento tettonico e dell’improvvisa scomparsa del villaggio di Aenaria, verificatisi nelle acque antistanti il Castello Aragonese. Posta nel golfo più storico dell’Italia meridionale, circondata di ampi litorali, costellata di vici, casali e massarie, l’isola lasciava intravedere un periodo di notevole floridezza ma, esposta com’era agli attacchi provenienti dal mare, dovette sopportare frequenti incursioni e azioni piratesche».

Nell’estate dell’812, dal 18 al 21 agosto, i Mauri con una flotta di quaranta navi l’occuparono e la depredarono (totam insulam depredaverunt), senza che da Napoli si provvedesse ad inviare aiuti. Postmodum vero egredientes ex ea, ingressi sunt in insulam, quae dicitur Iscla maiore, non longe a Neapolitana urbe. Dalla citata lettera si ha notizia che alcuni marinai di Gaeta, qui giunti successivamente, trovarono ovunque una grande desolazione: uomini uccisi, grano rubato, case distrutte, cadaveri di cavalli.

