ALLA GRANDE FAMIGLIA DI MEGLIO

ALLA GRANDE FAMIGLIA DI MEGLIO

Come promessovi, parlerò di una delle famiglie Di Meglio che ho trovato in Toscana, per la precisione a Petrognano, già nella seconda parte del secolo XIII.

Ciò che mi ha sùbito sorpreso, è l’utilizzo, già da quel periodo, del cognome nella forma de (di) + ablativo, che indica l’appartenenza un gruppo familiare comune (i Megli).

Ne “Firenze e le sue campagne nel trecento di Charles Marie De La Roncière, Leo S. Olschki editore, 2005”, a pagina 255 si parla della famiglia Di Meglio di Petrognano. Bottegai, speziali con bottega da almeno il 1290. Essi vendevano non solo la biacca (polvere bianca, pigmento pittorico costituito da carbonato basico di piombo), ma spezie, dolci, e tanto altro. Gli speziali, su cui mi sono già soffermato, erano una sorta di farmacisti dell’epoca, con tanto di iscrizione all’albo. L’attività era inizialmente gestita solo da Berto Di Meglio, ma, a partire dal 1333-1334 risulta essere gestito dai figli Nello, Giusto e Rimbaldo nel1325 alla morte del padre.

Giusto e Nello, non avendo alienato beni per 30 anni, vendettero sei terreni, forse per la ristrutturazione del locale. Berto fecit artem biacche iam pro xx annis et ultra. Il prodotto viene poi esportato e venduto a Firenze. Una procedura di fallimento colpisce Giusto Di Meglio, a Petrognano nelle campagne fiorentine tra il 1333 e il 1335. Per il passivo di 457 fiorini, il giudice lo condanna a pagare 200 fiorini e giusto assolve al suo obbligo vendendo due case e un pezzo di terra. Il fallimento era una procedura abbastanza comune, e si ricorreva alla vendita di case o terreni. Alcuni prestiti sono legati all’attività mercantile come dimostra l’esempio della famiglia Di Meglio di Bonavere. Sei membri di questa famiglia di speziali (figli e nipoti di Meglio) che dal 1300 al 1323 stipulano in stretta successione dodici prestiti sei dei quali tra il 1325 e il 1326, per un valore complessivo ufficiale di circa 350 fiorini. Il motivo del prestito è dovuto probabilmente a una riorganizzazione dell’attività commerciale, che da individuale diventa familiare, dalla creazione di una succursale a Firenze (1325-1326), e infine, non riuscendo questa ristrutturazione, dai primi sintomi di fallimento.

Il ricorso al credito era molto frequente. I prestatori erano numerosi e fiorentini, come un nipote di Meglio che prende in prestito 90 fiorini dagli Strozzi. Questi prestiti sono generalmente cospicui (19 fiorini di media) e prolungati; la scadenza notarile era di otto giorni; tuttavia la scadenza legale arrivava anche a due o quattro anni. Dopo l’episodio degli anni 1323-1331, un solo membro della famiglia dei Megli, per quanto ne sappiamo continua a prendere denaro in prestito fino al 1341. I prestatori di professione, attuavano talvolta interessi usurari. I motivi che costringono ad accedere ai prestiti: consumo (saldatura tra due raccolti), tasse, investimenti fondiari, ecc.

Giusto Di Meglio, dati i successi della sua attività, diventa prestatore di denaro. Nel 1314, Berto Di Meglio possiede una bottega a Petrognano dove produce e vende biacca e minio, quest’ultimo usato per la lavorazione del vetro e delle vernici. Quindici anni dopo, l’esercizio è nelle mani di Giusto e Nelluccio, rispettivamente il fratello e il figlio di Berto, ai quali nel 1314 si aggiunge Rimbaldo, un altro dei suoi fratelli: una compagnia familiare.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.