Il settore dell’energia: la storia di una guerra senza esclusione di colpi

Il settore dell’energia: la storia di una guerra senza esclusione di colpi

Negli ultimi vent’anni il problema dell’approvvigionamento energetico è divenuto centrale per il futuro del mondo e dell’Europa

Tutto è iniziato in Germania nel 2002 con il secondo governo del socialdemocratico Schroeder. Il partito dei Verdi, che aveva ottenuto alle elezioni inaspettatamente il 10% dei voti, era l’ago della bilancia per la formazione del governo. Così pose due condizioni: 1) uscita della Germania dal nucleare nonostante che la produzione di elettricità da questa fonte garantisse prezzi bassi; 2) adozione di una politica ambientalista fondata su energie rinnovabili, eoliche e solari.

I grandi gruppi multinazionali, come la Siemens che produceva pale eoliche e celle fotovoltaiche, sposarono subito questo progetto. La Germania impose queste strategie all’intera UE ad eccezione della Francia che conservò e consolidò il suo nucleare.

Durante gli anni duemila la globalizzazione, imposta al mondo dall’amministrazione di Bill Clinton, ha rimescolato le carte. Così la Cina è diventata leader del mercato mondiale di pale eoliche e celle fotovoltaiche. Con la politica dei prezzi stracciati i colossi europei sono stati messi in ginocchio. Ma la Germania si è rapidamente riconvertita con il ricorso al gas metano.

Nel 2011, infatti, ha promosso la costruzione di un nuovo gasdotto, il Nord Stream, il cui presidente guarda caso è Schroeder. Attraverso il Mar Baltico, la Germania accede direttamente al gas russo ed è leader del mercato in Europa. E l’Italia?

Dopo il disastro di Chernobyl e il referendum, il nostro Paese aveva rinunciato al nucleare. Tuttavia, con i governi Berlusconi l’Italia aveva impostato un’incisiva politica energetica. Grazie anche ai rapporti personali con i leader di Libia, Algeria, Egitto e Turchia, ma soprattutto grazie a quelli con il russo Putin, l’ENI divenne centrale nel sistema energetico del nostro continente.

Il culmine di tale politica fu il lancio dell’ambizioso progetto denominato South Stream, alternativo al Nord Stream, che prevedeva la costruzione di un nuovo gasdotto che attraverso i Balcani avrebbe collegato direttamente la Siberia alla Puglia. L’Italia sarebbe così diventata più indipendente dalla Germania, allargando la sua influenza politica sulle aree del Mediterraneo.

La reazione della Commissione Europea a trazione tedesca, insieme alla Francia di Sarkozy (che nel frattempo aveva assassinato Gheddafi secondo fornitore di gas all’Italia) e agli USA di Obama (che non accettava il rafforzamento della Russia in Europa), fu immediata e violenta.

Ricordate i sorrisini della Merkel e di Sarkozy verso Berlusconi reo di avere tentato di affermare per il proprio Paese una politica autonoma e vincente nel settore energetico? Gliela fecero pagare cara con l’improvvisa e ingiustificata vendita nel 2011 di 8 miliardi di euro del debito pubblico italiano da parte della Banca tedesca con lo spread alle stelle.

Berlusconi fu costretto a dimettersi e fu imposto al Parlamento (anche con la complicità dell’allora Presidente Napolitano) il governo Monti che accantonò subito il progetto South Stream. Risultato? L’Italia fuori da tutto. Berlusconi aveva sottovalutato la potenza di fuoco dell’Unione a trazione germanica che oggi, verrebbe da ridere, avvia la nuova era del “gas energia green” come ha affermato qualche settimana fa la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

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Eli

Eli

“Guerriero non per scelta ma per necessità. La necessità di difendere ferocemente l’amore per la libertà, la cultura occidentale e i suoi valori, il cittadino contro lo Stato e la sottomissione delle coscienze al pensiero unico. Meglio un giudizio sbagliato che un giudizio imposto o negato. A partire dalle nostre tradizioni e perché la memoria non dovrà mai essere smarrita. Senza conoscere il passato non c’è presente e non c’è futuro”.