Pier Paolo Pasolini: un Mastro mirabile
Questo è il giudizio del poeta che diede Natale De Zotti direttore della scuola media friulana in cui Pasolinifu professore tra il 1947 e il 1949
Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna nel 1922 figlio di un ufficiale dell’esercito e di madre friulana.
La sua giovinezza fu segnata dall’incontro con la fede cristiana e come lui disse: “A 15 anni io credetti in Dio con l’intransigenza dei ragazzini (…) e nelle brevi dispute attorno alla religione, ero un fazioso uomo di parte. (…) È strano, ma non ricordo come quella fede si dissolvesse. È forse l’unico avvenimento interiore della mia vita che mi sia scomparso senza lasciare traccia.

Nel 1943 si stabilisce con la madre a Casarsa della Delizia e nel 1945 fonda l’associazione letteraria Academiuta. Sono gli anni in cui si accorge con dolore dell’agonia della civiltà cristiana e scopre Marx.
Al termine della guerra infatti aderisce al Partito Comunista Italiano dal quale fu espulso nel 1949 inseguito allo scandalo legato alla sua omosessualità. Basterebbe questo per ricordare alla sinistra italiana che sui diritti civili (vedi DDL Zan) non è ammessa nessuna battaglia ideologica e nessun miope interesse di parte.
È sorprendente scoprire come intellettuali dello spessore di Pasolini (ma lo stesso è accaduto ad esempio con Oriana Fallaci) siano stati prima osannati da un certo mondo culturale e politico, per poi essere rimossi e accusati addirittura di essere reazionari quando la critica si è rivolta contro quelle stesse élite paladine planetarie del politicamente corretto.
Ma Pasolini fu maestro e poeta anticonformista, instancabile narratore della realtà fino al punto da fargli affermare in Lettere Luterane: “Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà”.
Nel novembre 1974 egli scrisse sul Corriere della Sera:” Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All’intellettuale profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana, si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli viene meno a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici”. Gridare al tradimento dei chierici è un alibi e una giustificazione per i politici e per i servi del potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito Comunista Italiano”.
Pasolini fu un anticipatore e già nel 1975 affermava: “I diritti civili hanno assunto una colorazione classista”. Era convinto che su di essi si stava costruendo un nuovo conformismo, anzi “la certezza del conformismo”.
Parole quanto mai attuali, come quelle riportate in Scritti Corsari(Edizione Garzanti, 2015) a proposito della omologazione culturale totale cui sono ormai sottoposti gli italiani a seguito della rivoluzione tecnologica e dell’imbarbarimento del sistema dell’informazione: “La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra. L’educazione comune, obbligatoria e sbagliata, ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto, del possedere, del distruggere. Siamo tutti per forza gladiatori disperati”.

